Studio sulla correlazione tra crampi muscolari ed utilizzo di acqua alcalina

16/07/2019 in Annunci e pubblicazioni

Il lungo lavoro di ricerca prodotto dalla Medical Division, affiancata dall’insostituibile presenza dell’associazione no profit Eight For Life, ha portato alla pubblicazione di uno studio sulla correlazione tra campi muscolari e l’utilizzo dell’acqua alcalina su una delle più autorevoli riviste nazionali: L’Accademia del Fitness.

“Il nostro corpo è stato progettato per riuscire a sopravvivere svariati giorni senza ingerire cibo, ma decisamente pochi senza acqua. Questo infatti è il nutriente essenziale per eccellenza perché riusciamo a produrne autonomamente soltanto 350 ml al giorno.

Se pensiamo al fatto che un corpo ne contiene almeno il 70%, in un individuo adulto del peso di 70 kg ben 49 saranno i chili di acqua. L’acqua contenuta nel nostro corpo è ripartita in intracellulare (ICW) ed extracellulare (ECW) e, il rapporto fra le due è fondamentale.

Ma affinché l’acqua possa permeare attraverso la membrana cellulare per diventare ICW, deve avere una caratteristica strutturale ben precisa, deve essere microclusterizzata.

Quella dell’acqua è una molecola polare, cioè presenta una carica parziale negativa in corrispondenza dell’atomo di ossigeno, ed una carica parziale positiva distribuita fra i due atomi di idrogeno.

Per questo viene definita un dipolo. Le molecole, avvicinandosi l’una all’altra, tendono a sfruttare questa polarità per legarsi fra loro creando appunto dei cluster dalle cui dimensioni dipende la permeabilità di membrana.

L’acqua entra ed esce dalla cellula attraverso dei canali proteici specifici che attraversano la membrana cellulare; più i cluster sono piccoli, maggiore sarà la capacità dell’acqua di attraversare questi canali e quindi maggiore sarà il suo potere idratante.

Questi concetti sono fondamentali per comprendere le differenze che sono alla base dei diversi tipi di acque.

Quella di rete, per intenderci la comune acqua di rubinetto, presenta cluster di almeno 20 molecole, dunque le dimensioni sono discrete. Se però andiamo ad analizzare un’acqua che sia rimasta ferma per molto tempo, come quella in bottiglia, i cluster sono talmente grandi da annullarne quasi interamente la possibilità di passare attraverso i canali specifici di cui parlavamo prima.

Un processo fisico che microclusterizza l’acqua è l’osmosi inversa, ossia quel passaggio forzato dell’acqua attraverso una membrana a porosità infinitamente piccola, tanto da avere in uscita un prodotto quasi completamente privo di soluti.

Ma l’acqua, per essere considerata potabile, deve avere un contenuto minimo di sali minerali disciolti. I due concetti sembrano contrastanti se non fosse per un brevetto Made in Italy della Medical Division, che prevede una rimineralizzazione dell’acqua, dopo l’osmosi inversa, attraverso il dosaggio di un concentrato liquido di sali minerali.

Grazie all’insieme di questi processi, si ottiene un’acqua oligominerale, a basso residuo fisso, microclusterizzata e, come valore aggiunto ma non meno importante, alcalina; infatti i sali opportunamente aggiunti, consentono di regolare questo parametro fondamentale per il nostro benessere, fino ad un valore di 9.3.

L’equilibrio acido-base viene spesso sottovalutato, nono­stante si possano rilevare benefici consistenti tramite cambiamenti nello stile di vita, soprattutto alimentare.

Numerose patologie, accompagnate dal dolore, possono essere trattate con una terapia alcalinizzante. I crampi, ad esempio, sono dolori muscolari improvvisi e violenti causati dalla contrazione involontaria di uno o più muscoli.

Diversi studi hanno focalizzato l’attenzione sull’acqua alcalina e sui benefici, a livello preventivo che, un suo consumo regolare, può determinare.

Utilizzando l’acqua prodotta dal dispositivo Osmolife Plus della Medical Division, è stato condotto uno studio proprio sulla correlazione tra i crampi muscolari e l’utilizzo di acqua alcalina.

Sono stati reclutati 600 pazienti di entrambi i sessi, di età compresa tra i 18 e i 50 anni, tutti visitati dal fisiatra al fine di accertarsi che soffrissero tutti della stessa patologia muscolare.

I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi in uno studio randomizzato in doppio cieco, in cui tutti sono stati trattati con FisioKinesiTerapia (massaggi e laser). Il tipo di acqua consumata dal primo gruppo era comune acqua potabile, mentre il tipo di acqua somministrata al secondo gruppo era acqua alcalina.

A tutti i soggetti è stato comunque raccomandato di berne da 6 a 8 bicchieri al giorno. Per il secondo gruppo l’acqua alcalina è stata fornita dal centro medico dove la sperimentazione ha avuto luogo durante lo studio.

Questo è stato volutamente condotto nei mesi estivi di maggio-giugno-luglio-agosto, per una durata totale di 120 giorni durante i quali nei paesi del Mediterraneo aumenta notevolmente l’assunzione di acqua, complici le alte temperature (nella raccolta dei dati è stata fatta una sola eccezione, per festività, nella settimana a compresa tra il 14 ed il 20 agosto).

Durante la sperimentazione ai soggetti è stato suggerito di consumare gli alimenti comunemente prescritti nella Dieta Mediterranea ed è stato proibito di svolgere qualsiasi tipo di attività fisica.

Prima di iniziare il trattamento, i 600 pazienti hanno compilato un questionario che indicava la frequenza, l’intensità e la durata della sintomatologia, consentendo quindi al fisiatra di escludere qualsiasi altra malattia che potesse influenzare negativamente i risultati dello studio.

Ogni 30 giorni, ciascun paziente ha effettuato un esame fisico ed ha completato un questionario intermedio che è stato utilizzato per confrontare l’andamento delle condizioni del paziente rispetto ai dati raccolti all’inizio dello studio.

Il fisiatra ha classificato i pazienti rispetto alla frequenza dei crampi, alla durata e intensità del dolore avvertito.Per ogni parametro analizzato, i dati raccolti sono stati classificati in tre fasce (FASCIA 1, 2, 3) di grandezza crescente.

Una quarta fascia (FASCIA 4) è stata inserita per comprendere tutti coloro in cui la sintomatologia è scarsamente rilevante o del tutto assente. Alla fine dello studio, i soggetti hanno effettuato un’accurata valutazione fisiatrica. Tutti i dati raccolti sono riportati nei grafici seguenti.

Per la valutazione della frequenza dei crampi si hanno, in entrambe i sessi:

FASCIA 1: soggetti con frequenza di episodi giornaliera;

FASCIA 2: soggetti con frequenza di episodi pari a 3 volta a settimana;

FASCIA 3: soggetti con frequenza di episodi pari a 1 volta a settimana;

FASCIA 4: soggetti con frequenza di episodi saltuaria (meno di 1 volta a settimana);

 

Rispetto alla durata dell’episodio del crampo, i soggetti sono stati divisi in:

FASCIA1: soggetti con durata dell’episodio superiore a 5 minuti;

FASCIA 2: soggetti con durata dell’episodio da 1 a 5 minuti;

FASCIA 3: soggetti con durata dell’episodio inferiore a 1 minuto;

FASCIA 4: soggetti con assenza dell’episodio;

 

 

Analogamente, per l’intensità del fenomeno percepito, i soggetti sono stati divisi in:

FASCIA 1: soggetti con intensità dell’episodio tra 10 e 7 sulla scala VAS;

FASCIA 2: soggetti con intensità dell’episodio tra 6 e 4 sulla scala VAS;

FASCIA 3: soggetti con intensità dell’episodio tra 3 e 1 sulla scala VAS;

FASCIA 4: soggetti con intensità dell’episodio tra 0 e 1 sulla scala VAS;

 

 

I risultati sono di chiara lettura nei grafici a linee, e mostrano come i pazienti trattati con FKT e acqua alcalina, abbiano avuto una risposta migliore rispetto a quelli trattati con sola FKT, sia per la riduzione della frequenza del numero di episodi, che dell’intensità che della durata degli episodi.

Per ogni parametro preso in considerazione è stato inserito un intervallo di valori dei dati raccolti in cui l’entità del sintomo è non apprezzabile o del tutto assente: la FASCIA 4.

All’inizio dello studio nessun soggetto rientrava in questo intervallo, poiché tutti manifestavano una sintomatologia eclatante.

E’ evidente come nei 120 giorni di trattamento siano gradualmente aumentati i soggetti in cui la sintomatologia è regredita.Palesemente per ogni parametro analizzato a prescindere dal sesso, la FASCIA 4, infatti, è in netta crescita rispetto alle altre.

Le linee rappresentative per intensità, durata e frequenza, invece, subiscono durante tutto il periodo, un netto decremento.Ciò dimostra che, una buona idratazione alcalina associata ad una corretta alimentazione, permettono di prevenire stati si affaticamento muscolare.

Va inoltre tenuto presente che una condizione di disidratazione, dunque di acidità tissutale, può essere causa di affaticamento, perdita di capacità di esercizio e di lucidità, sovraesponendo l’individuo ad un maggiore rischio traumatico.

In questo senso, dunque, una corretta idratazione assume un ruolo preventivo.Questo studio mette in evidenza anche una correlazione tra il tipo di acqua consumata e l’intensità, la durata e la frequenza dei crampi suggerendo uno spunto di riflessione relativo al miglioramento dei soggetti che hanno utilizzato acqua alcalina.”

[Dott.ssa Bernadette Tamma, biologa nutrizionista, già direttore scientifico presso Medical Division, già Coordinatrice dell’associazione scientifica Eight For Life, Coautrice dello studio]

Per sapere il tuo livello di idratazione:

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Come diventare un HEALTH MANAGER di successo

11/07/2019 in Annunci e pubblicazioni

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Quanta acqua dovremmo bere al giorno?

09/07/2019 in News

Alcuni consigli pratici per sapere il giusto fabbisogno di acqua giornaliero

L’acqua è spesso indicata come il “nutriente dimenticato”. Bere è una sana abitudine, in particolare bere acqua e – ancor meglio – si consiglia di bere acqua del rubinetto, opportunamente depurata.

Spesso le persone si scordano di bere, ma è anche vero che si sente parlare dell’importanza del fabbisogno di acqua giornaliero solo da pochi anni, da quando gli studi scientifici hanno evidenziato che l’acqua è un nutriente essenziale per l’uomo.

Tale consapevolezza ha avviato campagne di sensibilizzazione sull’importanza di assumere adeguate quantità nell’arco della giornata.

Per cui il vecchio consiglio di bere almeno 1 litro d’acqua al giorno si è oggi trasformato nell’indicazione ufficiale di assumere un corretto fabbisogno di acqua giornaliero. L’acqua è vita, ma cosa rende l’acqua così speciale?

L’acqua è vitale e quindi anche l’acqua potabile

Dove non c’è acqua non c’è vita!” un’affermazione che ormai diamo tutti per scontata. Ma si conosce veramente il valore, il perché di questa frase?

Oppure l’abbiamo fatta nostra a forza di sentir parlare di missioni spaziali alla ricerca di pianeti simili alla Terra?

L’acqua è vitale per il funzionamento di ogni singola cellula dell’organismo umano. Bere acqua non è una semplice abitudine ma è una regola da imparare per mantenere in salute il nostro corpo.

Il nostro organismo è infatti composto in media dal 70% di acqua, con percentuali che variano dal 55% al 75% a seconda di peso, età, sesso, regime alimentare, attività sportiva, abitudini di vita e ambiente in cui si vive. In parole semplici, in una persona che pesa 70 Kg, circa 47 Kg sono solo di acqua.

L’acqua corporea inoltre è presente per il 75% nei muscoli e negli organi interni, per il 10% nel tessuto adiposo e per il 3% nello scheletro.

L’acqua funziona infatti da solvente per le principali reazioni organiche e da trasportatore, sia dei nutrienti essenziali per la vita della cellula sia dei vari composti che partecipano ai processi organici e permettono la nostra sopravvivenza.

L’acqua è essenziale per garantire le principali funzioni vitali: dal battito cardiaco alla respirazione, dalla conduzione degli stimoli nervosi alla digestione, dalla vista all’olfatto, ogni singola attività del nostro organismo richiede un ambiente adeguatamente idratato.

L’acqua è quindi un nutriente essenziale a tutti gli effetti poiché è necessaria per le funzioni fisiologiche vitali.

Non a caso bere acqua favorisce la memoria, aiuta il metabolismo, il cuore, mantiene la pelle tonica perché idratata.

In pratica contribuisce a mantenere la salute di tutto il nostro organismo.

Fabbisogno di acqua giornaliero

L’EFSA (European Food Safety Authority o Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha quantificato nel 2010 il fabbisogno di acqua giornaliero.

I valori si riferiscono a soggetti normali o normopeso, in condizioni di moderate temperature ambientali e medi livelli di attività fisica.

Ecco i suoi valori secondo le indicazioni dell’EFSA:

neonati sino a sei mesi di vita: 100 ml al giorno

bambini: tra 6 mesi e un anno di età: 800-1000 ml/giorno

tra 1 e 3 anni di età: 1100-1300 ml/giorno

tra 4 e 8 anni di età: 1600 ml/giorno

tra 9 e 13 anni di età: 2100 ml/giorno per i maschi e 1900 ml/giorno per le femmine adolescenti,

adulti e anziani: femmine 2 L/giorno maschi 2,5 L/giorno.

Per le donne in gravidanza l’EFSA non identifica un fabbisogno giornaliero ma suggerisce di aumentare di 300 ml/giorno il valore riferito all’adulto.

Per le donne che allattano il valore sale a 700 ml/giorno. Questi valori sono considerati comunque indicativi perché si è tenuto conto solo di due fattori che condizionano il fabbisogno di acqua per rimanere in salute, età e sesso.

Per quanto riguarda l’età, i neonati hanno un maggiore fabbisogno di acqua perché costituisce ancora circa il 75% del loro peso corporeo, tale percentuale poi scende crescendo per arrivare al 60% dell’adulto.

Per quanto riguarda il sesso, gli uomini hanno una percentuale di massa magra e quindi un fabbisogno maggiore di acqua rispetto alle donne che hanno invece una maggiore percentuale di tessuto adiposo.

In generale infatti maggiore è la massa grassa, minore è la presenza di liquidi nei tessuti e quindi il suo fabbisogno.

Ecco spiegato uno dei motivi del perché bere acqua buona e sana aiuta in caso di cellulite. Tale indicazione però deve essere associata a un regime dietetico controllato, dove viene di pari passo ridotta l’assunzione di grassi.

La Medical Division ha la soluzione giusta

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