Nel 2050 potremmo avere più plastica che pesci negli Oceani

09/10/2019 in News

Già oggi, il mare è pieno di circa 165 milioni di tonnellate di plastica. Cioè un peso 25 volte maggiore della Grande Piramide di Giza.

Entro il 2050, la plastica negli oceani supererà i pesci, secondo quanto prevede una relazione della Ellen MacArthur Foundation, in collaborazione con il World Economic Forum.

Parte del motivo è che l’uso della plastica è aumentato di 20 volte negli ultimi 50 anni, e sta continuando a salire. Ma anche il fatto che noi non riutilizziamo neanche lontanamente la quantità di plastica che potremmo, facendo sì che vada a finire in discariche che possono poi inquinare gli oceani.

Il rapporto aiuta a quantificare di quanta plastica si tratta: “Equivale allo scarico nell’oceano del contenuto di un camion della spazzatura ogni minuto”. Ma potremmo evitare che tutta questa plastica entri nell’oceano.

Ad esempio, solo il 14% degli imballaggi in plastica viene riciclato, ed è la più grande fonte di inquinamento di plastica negli oceani, secondo il rapporto.

Se riutilizzassimo più imballaggi in plastica, e li trasformassimo di nuovo in altri prodotti di plastica, conclude il rapporto, si potrebbe ridurre in modo significativo la quantità che va negli oceani.

Il riciclo degli imballaggi in plastica potrebbe anche aiutare le imprese. Oggi, stanno perdendo almeno 80 miliardi di dollari all’anno perché devono produrre tanta plastica nuova da zero.

Naturalmente, diminuendo il nostro uso della plastica potremmo anche contribuire a tenere la plastica fuori dall’oceano, perché significherebbe non farla mai nemmeno entrare nel flusso dei rifiuti.

Non importa come, ma abbiamo bisogno di mantenere milioni di tonnellate di plastica fuori dei nostri mari. Oppure un giorno non lontano, avremo più plastica che pesce.

L’acqua è un ingrediente fondamentale per la nostra cute e quella dei nostri capelli

01/10/2019 in News

I rigori dell’inverno mettono a dura prova sia la nostra cute che i nostri capelli, mentre il clima più mite ne fa risaltare la naturale bellezza. Durante tutto l’anno, è l’alimentazione a fare da ago della bilancia circa la salute di pelle e capelli.

L’acqua gioca un ruolo fondamentale in questo delicato equilibrio: spesso ce ne dimentichiamo, ma essa diventa un fattore ancora più rilevante via via che le temperature si alzano e il sole illumina le prime giornate estive.

Facciamo, quindi, un viaggio alla scoperta dei segreti per mantenere i capelli in piena salute e per ottenere una pelle radiosa.

CAPELLI IDRATATI, CAPELLI SANI

Il fattore principale che determina la salute dei nostri capelli è sicuramente l’alimentazione. Un capello fragile e sfibrato può essere un segnale importante per cogliere uno squilibrio nel nostro organismo.

Le ragioni possono essere molteplici: da un eccesso di radicali liberi al fumo che, in qualità di vaso-costrittore, causa aridità della pelle e del capello.

La cute secca o debole del cuoio capelluto può essere associata alla carenza di alcuni elementi come il ferro o alla mancanza della giusta dose di acidi grassi essenziali, che permettono alle cellule di mantenere il grado ideale di umidità ed elasticità.

Anche il capello pesante e grasso è indice di uno stato di salute non ideale.

Ecco quindi che entra in gioco l’acqua, nostra compagna quotidiana e alleata nella salute. L’idratazione partecipa a un’infinità di funzioni e regola tutto il nostro metabolismo.

L’acqua è perciò essenziale in una dieta bilanciata e per far funzionare i nostri organi con la precisione di un “orologio svizzero”, nonché nella vita delle nostre chiome.

Le radici dei capelli prendono l’acqua dall’organismo e la conducono al cuoio capelluto, mantenendo la cute elastica e sana. Il capello, in queste condizioni, può crescere e mantenersi luminoso e pieno di vigore; in mancanza di acqua, i capelli si inaridiscono, proprio come una pianta che non viene annaffiata, e tendono a cadere.

L’AZIONE DEL SOLE SULLA PELLE

Se osserviamo come il sole interagisce con la nostra pelle, scopriamo che i raggi ultravioletti hanno un’azione precisa sul nostro organismo.

Superando la barriera naturale dell’atmosfera, che funziona come un filtro, questi raggi (che si suddividono in UV-A, UV-B e UV-C) sono in grado di alterare la parte più esterna del derma, il film idrolipidico.

Questa è una sottile barriera composta da sostanze che trattengono l’acqua e i grassi, una barriera naturale contro la perdita di liquidi presenti in profondità.

I raggi solari riescono dunque a penetrare le nostre barriere cutanee, apportando benefici ma anche causando potenziali danni.

Tra le azioni benefiche che svolgono:
– aiutano lo sviluppo osseo favorendo l’assorbimento della Vitamina D;
– favoriscono la circolazione;
– hanno un effetto di disinfezione della cute;
– stimolano la produzione di melanina, la cui conseguenza è la tanto agognata abbronzatura.

Ogni settimana ingeriamo circa 5g di plastica

24/09/2019 in News

Uno studio dell’Università australiana di Newcastle rivela che ogni anno ingoiamo oltre 250 grammi di plastica.

Le maggiori contaminazioni nell’acqua, sia di rubinetto che in bottiglia, e in birra, sale, pesce e frutti di mare.

Marco Lambertini del Wwf: “È necessaria un’azione urgente a livello di governi, di imprese e di consumatori, e un trattato globale con obiettivi globali

Ogni settimana ingeriamo fino a 2000 minuscoli frammenti di plastica, una quantità equivalente al peso di una carta di credito.

A dirlo è lo studio “No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People” dell’Università australiana di Newcastle e commissionato dal Wwf, che combina i dati di oltre 50 precedenti ricerche.

Secondo lo studio la maggior parte delle particelle ingerite sono sotto i 5 millimetri di grandezza e molte si trovano nelle acque di tutto il mondo, sia in quella di superficie che in quella delle falde.

Nelle acque degli Stati Uniti e dell’India ne sono state riscontrate il doppio rispetto a quelle di Europa e Indonesia.

Tutti i giorni, quindi, insieme all’acqua del rubinetto o in bottiglia, alla birra, ai frutti di mare, al pesce e al sale, ingoiamo anche la plastica.

Si sta ancora indagando su eventuali effetti negativi sulla salute causati dall’invasione nella natura delle microparticelle, che si diffondono nell’aria, nel suolo e nei mari: al momento si sa che le materie plastiche sono in grado di assorbire anche agenti tossici e cancerogeni dall’ambiente.

Uno studio dell’università Heriot-Watt di Edimburgo ha però quantificato fino a 68.415 fibre di plastica potenzialmente pericolose che finiscono nel nostro stomaco ogni anno.

I risultati della ricerca dell’Università australiana, segnano, secondo Marco Lambertini, direttore internazionale del Wwf, “un importante passo in avanti nel comprendere l’impatto dell’inquinamento da plastica sugli esseri umani”.

Ogni anno sono 8 milioni le tonnellate di rifiuti che finiscono negli oceani, di cui il 75% è costituito da plastica.

Questo, rileva lo studio, provoca un danno all’economia del mare stimato dal Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite in 8 miliardi di dollari all’anno.

È chiaro – conclude Lambertiniche si tratta di un problema globale, che può essere risolto solo affrontando le cause alla radice. Se non vogliamo plastica nel corpo, dobbiamo fermare i milioni di tonnellate di plastica che continuano a diffondersi nella natura. È necessaria un’azione urgente a livello di governi, di imprese e di consumatori, e un trattato globale con obiettivi globali”.