SALUTE A 360°! QUALI SONO GLI ASPETTI DA TENERE PRESENTE?

02/08/2019 in Annunci e pubblicazioni

Secondo la Costituzione dell’OMS, (Organizzazione Mondiale della Sanità) per SALUTE si intende “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”, questo sta a significare che per il raggiungimento di tale obiettivo la persona non deve essere guardata nel solo aspetto sintomatologico, ma nella sua totalità.

Il termine Olos ( dal greco) che sta ad indicare l’essere come intero e unico, DEVE ormai entrare come concetto in tutte le discipline che interagiscono con la salute dell’individuo.

Dalla scienza medica a quella fisioterapica fino alla sfera psicologica.

In questo articolo abbiamo chiesto alla Dottoressa Mazzara Marika, medico, pediatra, omotossicologa e medico funzionalista quali sono gli aspetti in questa Nuova Era da tenere presente affinchè la persona viva in uno stato di salute a 360°

Per valutare la salute di un paziente intesa a 360° è molto importante considerarne la sintomatologia, il suo stile di vita, ma è altrettanto importante portare l’attenzione sull’aspetto emotivo.

I punti cardine del nuovo Benessere sono:

  1. La Pulizia dei tessuti
  2. Lo Stile di vita Alcalino
  3. Lo Stato della mucosa intestinale
  4. La Gestione delle emozioni
  5. Il tessuto che più di tutti deve funzionare al meglio è il Connettivo. Esso rappresenta la nostra rete di comunicazione tra gli organi ed è depositario dei nostri ricordi (anche immunitari) e delle nostre tossine. Quando il connettivo è” pieno” di sostanza tossica di varia natura, diventa acido e da uno stato fluido diventa una soluzione gelatinosa in cui i messaggi elettromagnetici che tutte le nostre cellule riconoscono come comando, non possono avvenire o avvengono con molta difficoltà.

Quali sono i sintomi di un Connettivo pieno di tossine?

La persona inizia a sentirsi stanca, affaticata, con poca voglia di programmare, priva di creatività con l’unico desiderio di chiudersi in camera in silenzio da sola. Si comprende quindi come questa situazione sia di grande impatto sociale negativo.

  1. L’acidosi o lo stato del pH dell’organismo, ha un ruolo importante nella genesi dell’infiammazione. Qui gioca un ruolo fondamentale lo stile di vita alcalino che comprende l’alimentazione, l’idratazione, il movimento e la gestione delle emozioni.

Perché è tanto importante il pH dei tessuti?

Gli scambi, compresi quelli ormonali e metabolici, avvengono prevalentemente in ambito alcalino. Quando si hanno tessuti molto acidi, l’organismo risponde con un’infiammazione che serve a ripristinare la funzionalità del suo tessuto e che abbia un pH neutro o leggermente alcalino. Bisogna tenere presente che il meccanismo d’ infiammazione rappresenta, quindi, una difesa per l’organismo che non va combattuta, ma modulata e capita.

Quali sono i sintomi di un’acidosi?

I sintomi di una situazione di acidosi sono stanchezza e affaticamento muscolare, dolori lombari mattutini, cefalea, apatia e senso di inadeguatezza.

La sede dei sintomi dell’infiammazione dipenderà dalla nostra genetica e dalle varie situazioni che possono aver generato questo stato di acidosi.

Com’è possibile intervenire?

In questo ambito è fondamentale l’osservazione e l’adeguamento dell’alimentazione, con l’esclusione di alcuni cibi particolarmente acidi come quelli animali, zuccheri raffinati e carboidrati con glutine e l’utilizzo di acque alcaline.

Importante è anche l’introduzione dell’attività fisica adeguata all’età, alle situazioni e l’attenzione all’emozione che il paziente vive.

  1. Lo stato della mucosa intestinale è stato rivalutato negli ultimi anni soprattutto in merito alla gestione delle infiammazioni. E’ ormai chiaro, in ambito scientifico che un’infiammazione della mucosa intestinale e quindi della sua permeabilità, porta all’introduzione di sostanze che non vengono riconosciute come proprie e che inducono l’organismo a reagire con naturali processi infiammatori (allergia). Ruolo fondamentale, in quest’ambito lo svolge il MICROBIOTA (flora intestinale) che è caratteristico per ognuno di noi e che per vari motivi può alterarsi e va attentamente studiato e corretto in caso di alterazione. È molto importante quindi tenere pulito l’intestino facendo attenzione che funzioni regolarmente liberandosi del gonfiore addominale o di altri sintomi come la stitichezza o la diarrea. In caso di malattia importante, diventa essenziale fare uno studio del microbiota.
  2. Il riconoscimento, l’elaborazione e l’integrazione delle emozioni sono passaggi essenziali per osservarsi e imparare dalle situazioni quotidiane di vita senza soccombervi.

La malattia interviene quando non diamo spazio a quello che stiamo vivendo, lo viviamo in solitudine senza condivisione e soprattutto senza uno scopo. Tanti sono gli esempi di vite vissute nel dolore che però hanno scopi molto alti e che quindi non portano l’organismo ad uno stato di conflitto e quindi di infiammazione-malattia. Il permanere per molto tempo o in modo acuto e breve un conflitto interiore inconsapevole, genera malattia.

E’ auspicabile quindi che il terapeuta si affacci al mondo del paziente avendo chiaro davanti a sé tutto quello che lo ha portato a star male e che abbia diverse possibilità terapeutiche in modo da non sopprimere i sintomi, ma a modularli, avendo chiaro il ruolo dell’infiammazione e della malattia come tentativo che l’organismo attua per ritornare all’equilibrio perduto. Diventa così fondamentale “l’ascolto profondo” del paziente, l’attenzione alla sua visione della vita, alla sua gestualità, ai suoi sintomi e ai suoi obiettivi.

“Vorrei porre l’accento sulla meraviglia che un rapporto di fiducia tra terapeuta e paziente porta con sé sia per l’intrinseco moto verso la guarigione che questo rapporto ha dentro e sia sulla grande lezione di vita che ogni terapeuta in ascolto può trarne.”

[Intervista alla dott.ssa Mazzara, curata da Eliana Minardi e pubblicata sul periodico Salute e Benessere]

Idratarsi in modo corretto: cosa c’è da sapere

30/07/2019 in News

Quante volte hai sentito dire che idratarsi è importantissimo per il nostro benessere, e che dovremmo bere almeno due litri di acqua al giorno?

Siamo sicuri che sia successo molto spesso, magari l’hai fatto diventare un buon proposito puntualmente disatteso, ma ti sei mai chiesto perché è così importante?

È vero che bisogna bere almeno due litri di acqua al giorno?

In effetti, il nostro corpo necessita di liquidi per sopravvivere, basti pensare che utilizziamo l’acqua per conservare la temperatura corporea, per rimuovere le sostanze in eccesso e lubrificare le articolazioni.

Iniziamo dalle banalità, ma che fa sempre comodo ripetere: hai bisogno di bere acqua ogni giorno, in media dai 6 agli 8 bicchieri su base quotidiana.

Chiariamo però un punto: non tutti hanno bisogno della stessa quantità di acqua al giorno, ecco perché quando si parla dei famosi 2 litri quotidiani è un’indicazione molto generica, che va poi applicata ai casi specifici.

Quello che conta è pareggiare la quantità di acqua ingerita e quella persa, attraverso sudore, vapore acqueo, urine e feci.

Questo equilibrio, come puoi immaginare, varia a seconda dello stile di vita, della qualità dell’alimentazione, dell’età e di tantissime altre varianti.

Come capire se il corpo è disidratato

Spesso non ci rendiamo conto di non bere a sufficienza, non ne sentiamo la necessità, rimandiamo perché troppo impegnati a fare altro.

Quando il corpo ha bisogno di liquidi, però, lancia alcuni segnali inequivocabili, che ti consigliamo di controllare:

  • poca urina;
  • urina più scura del solito. Se si è ben idratati il colore è giallo paglierino o incolore;
  • secchezza delle fauci (bocca asciutta);
  • senso di stanchezza o sonnolenza;
  • sete estrema;
  • mal di testa;
  • capogiri;
  • pelle secca.

Non aspettare che compaiano questi sintomi, cerca di bere a sufficienza ogni giorno.

Non solo acqua: dove reperire i liquidi di cui hai bisogno

L’acqua è la bevanda migliore in assoluto per idratare il corpo, ma spesso non invoglia a bere di più.

Per fortuna, esistono bevande e cibi che possono idratarti in modo adeguato – come integrazione, mai in sostituzione dell’acqua – a patto che non contengano zuccheri o caffeina.

Quindi, cosa puoi bere?

  • Succhi di frutta senza zucchero;
  • centrifughe di frutta e verdura, senza zucchero;
  • tisane;
  • té e caffé, ma in dosi ridotte;
  • latte;
  • verdura e frutta fresca, in particolare lattuga, anguria, pomodori;
  • brodi di verdura e carne, perfetti soprattutto nei mesi invernali;
  • bevande sportive, in particolare gli integratori di sali minerali, meglio se senza zucchero e con bassi livelli di sodio. Si consiglia, invece, di evitare le bevande energetiche a base di taurina.

Detto questo, vediamo alcuni consigli per idratarsi correttamente senza difficoltà.

10 consigli per idratarsi in modo corretto

Stabilita l’importanza dell’acqua e dei liquidi per il nostro corpo, vediamo insieme alcuni accorgimenti per idratarsi in modo corretto senza grossi sforzi.

  1. Se non ami molto bere acqua, potresti aggiungerci del succo di limone, arancia, oppure un po’ di frutta fresca in grado di aromatizzarla;
  2. Tieni una bottiglia d’acqua con te durante il giorno. Per ridurre i costi, dotati di una bottiglia d’acqua riutilizzabile e riempila a necessità;
  3. Bevi acqua prima, durante e dopo un allenamento;
  4. Quando ti senti affamato, bevi acqua. La sete viene spesso confusa con la fame. La vera fame non sarà soddisfatta bevendo acqua. L’acqua potabile può anche contribuire a un piano di perdita di peso sano. Alcune ricerche suggeriscono che l’acqua potabile può aiutarti a sentirti pieno;
  5. Se hai difficoltà a ricordare di bere acqua, bevi secondo un programma. Ad esempio, bevi acqua quando ti svegli, a colazione, pranzo e cena, e quando vai a letto. Oppure, bevi un bicchier d’acqua all’inizio di ogni ora, impostando un timer sul tuo smartphone;
  6. Bevi acqua quando vai al ristorante, evitando bibite gassate e zuccherate;
  7. Ogni volta che senti lo stimolo di bere, bevi. Non rimandare, mai;
  8. Consuma a ogni pasto verdure fresche e frutta;
  9. Evita cibi grassi e molto salati;
  10. Preferisci acqua con un basso contenuto di sodio.

Se fai sport, consultati con un nutrizionista specializzato in modo da impostare una dieta equilibrata, che unisca i benefici di una alimentazione sana a una corretta idratazione.

Come funziona la dieta alcalina?

23/07/2019 in News

La dieta alcalina privilegia l’assunzione di “alimenti alcalini” – come vegetali, frutta fresca, succhi di frutta, tuberi, noci e legumi – limitando gli “alimenti acidi“, come cereali, carni e formaggi; sono inoltre sconsigliati alcolici, bevande gassate tipo cola e cibi molto salati.

I Vantaggi della dieta alcalina

La dieta alcalina si basa sulla considerazione che un’alimentazione ricca di cibi acidi finisce col disturbare il bilancio acido-base dell’organismo, promuovendo la perdita di minerali essenziali, come il calcio ed il magnesio contenuti nelle ossa.

Tali alterazioni favorirebbero la comparsa di un’acidosi cronica di grado lieve, che a sua volta sarebbe un fattore predisponente per alcune malattie e per un senso di malessere generale.

La dieta alcalina consiglia di consumare ogni giorno il 70-80% di alimenti alcalini ed il 20-30% di alimenti acidi. Tale modello alimentare è nettamente più vicino a quello seguito dall’uomo fino alla scoperta dell’agricoltura rispetto all’attuale.

Come stabilire quando un elemento è acido?

L’acidità di un alimento non si misura allo stato fresco, ma sulle ceneri (minerali) che rimangono dopo la combustione. Queste sostanze inorganiche, quindi non metabolizzabili, possono comportarsi come acidi o basi, e come tali partecipare al mantenimento del normale pH organico.

Il limone, ad esempio, ha un pH molto basso, legato all’abbondante presenza di acido citrico; viene comunque considerato un alimento alcalino perché le sue componenti acide hanno natura organica e come tali vengono facilmente metabolizzate dall’organismo ed eliminate con la respirazione, mentre quelle basiche inorganiche vi permangono più a lungo.

Gli elementi che danno luogo alla formazione di acidi, diminuendo il pH urinario, sono lo zolfo, il fosforo ed il cloro, mentre i cibi ricchi di sodio, potassio, magnesio e calcio sono considerati alcalini.

Cos’è il Pral?

Un indice molto utilizzato per valutare le caratteristiche acidificanti o alcalinizzanti di un alimento è il cosiddetto PRAL (Potential Renal Acid Load).

Dal punto di vista pratico:

  • gli alimenti con PRAL negativo (PRAL – ) risultano potenzialmente alcalinizzanti (es. ortaggi e frutti)
  • gli alimenti con PRAL positivo (PRAL +) possiedono un effetto acidificante (es. la carne, i derivati del latte, il pesce e il tuorlo d’uovo).