Togliere i boccioni da un ufficio sembra una decisione di acquisti e invece è una decisione tecnica: cambia quanta acqua hai a disposizione nell’ora di punta, cambia chi la mantiene e cambia cosa esce dal rubinetto. Qui trovi i dati reali di due colonnine allacciate alla rete — stesso mobile, capacità diverse — e il criterio per capire quale delle due serve al tuo ufficio.

In breve. Le nostre due colonnine da ufficio hanno lo stesso ingombro — 140 × 41 × 25 cm circa — ma capacità diverse: 100 litri/ora di sola acqua osmotizzata a temperatura ambiente, oppure 120 litri/ora con refrigerazione, gasazione e doppia erogazione. Entrambe si allacciano alla rete idrica e assorbono 180 W. La scelta non dipende da quante persone siete, ma da quando bevono: se il consumo si concentra nelle due pause, serve la seconda.
Alle undici succede sempre la stessa cosa: qualcuno si alza, e nel giro di due minuti dietro di lui ce ne sono altri cinque con la borraccia in mano. È la pausa vera dell’ufficio, quella che nessun piano di consumo mette a preventivo, e dura poco più di mezz’ora.
Per questo «quante persone regge?» è la domanda sbagliata: porta a scegliere sul numero di scrivanie, quando il problema sta tutto in quella mezz’ora.
Un ufficio di trenta persone che beve distribuito nell’arco della giornata mette sotto sforzo un erogatore molto meno di un ufficio di quindici in cui tutti si alzano alle 11 e alle 15. Quello che conta non è il numero di teste: è la concentrazione del consumo.
Le due colonnine, dato per dato
Sono due macchine che occupano lo stesso posto e costano gestioni diverse. Le mettiamo a confronto sui numeri delle schede, perché è l’unico modo per scegliere senza affidarsi all’impressione.
| Osmo Office 2 | Osmolife Point Refresh | |
|---|---|---|
| Produzione | 100 L/h | 120 L/h osmotizzata + 120 L/h alcalina |
| Trattamento | Osmosi inversa + carboni attivi | Osmosi inversa + rimineralizzazione |
| Acque erogate | Osmotizzata pH 7, ambiente | Osmotizzata, alcalina, fredda, frizzante |
| Dimensioni | H 1403 · L 407 · P 249 mm | H 1403 · L 407 · P 249 mm |
| Consumo | 180 W · 220 V | 180 W · 220 V |
| Interfaccia | Pulsantiera digitale | Touch-screen, schermo LCD 13″ |
| Erogazione a volume | Bicchiere 500 ml · 1 lt · tanica 5 lt | Bicchiere 500 ml · 1 lt · tanica 5 lt |
| Controllo accessi | — | Lettore card contactless (opzionale) |
La differenza che nessuno ti dice: pH 7 contro pH 9,3
Guarda la riga del trattamento, perché è lì che le due macchine divergono davvero.
L’Osmo Office 2 combina osmosi inversa e filtrazione a carboni attivi. I carboni sono lo stadio che si occupa del gusto: è quello che toglie il sentore di cloro, la ragione per cui in tanti dicono che l’acqua «sa di rubinetto». Eroga solo acqua osmotizzata a pH 7, a temperatura ambiente.
Il Point Refresh aggiunge uno stadio diverso: dopo l’osmosi, una pompa peristaltica inietta un concentrato di sali minerali, e l’acqua esce anche alcalina a pH 9,3. Ha inoltre refrigerazione e gasazione integrate, con un sistema di frigo-gasazione da 500 mm di profondità.
Questa è una differenza tecnica di configurazione, non una promessa: l’acqua alcalina è una caratteristica dell’impianto, non un beneficio che ti stiamo vendendo. Se il tuo problema è il gusto di cloro, i carboni attivi bastano. Se vuoi anche fredda e frizzante alla macchinetta, servono la refrigerazione e la bombola.
Vuoi capire quale serve al tuo ufficio?
Guardiamo consumi e spazi, e ti diciamo quale delle due ha senso.
Quanta acqua serve davvero: il conto in tre righe
Prendi il consumo che hai oggi — i boccioni ordinati al mese, o le bottiglie del distributore — e trasformalo in litri. Poi chiediti in quante ore si concentra: in quasi tutti gli uffici il grosso passa in due finestre da mezz’ora.
Se venti persone riempiono una borraccia da mezzo litro nella stessa mezz’ora, sono dieci litri in trenta minuti: venti litri all’ora di picco. Entrambe le colonnine ci arrivano larghe. Il caso in cui il conto si stringe è la mensa aziendale o l’area break di uno stabilimento, dove il picco è molto più concentrato: lì i 120 L/h e il controllo con card diventano la scelta ovvia.
La card, tra l’altro, non serve a far pagare l’acqua: serve a sapere chi ha consumato quanto quando la colonnina sta in uno spazio condiviso fra più aziende o in un coworking.
Sottolavello o colonnina?
C’è una terza strada che spesso nessuno propone, e in certi uffici è la migliore: un impianto sottolavello nella cucinetta, con rubinetto dedicato, invece della colonnina in corridoio. Costa meno spazio, non ha un mobile a vista, e per un ufficio piccolo con una cucina attrezzata è più che sufficiente.
La colonnina vince quando l’acqua deve stare in un punto di passaggio — reception, area break, corridoio — dove un lavello non c’è. Le misure e i vincoli di un impianto sottolavello li abbiamo raccolti qui: quanto spazio serve davvero.
Se invece il tuo passaggio è da un fornitore di boccioni a un impianto allacciato, la parte contrattuale e le domande da fare prima di firmare sono qui: cambiare fornitore d’acqua in ufficio.
Due verifiche che conviene fare prima di chiedere un preventivo per l’ufficio: i valori dell’acqua dell’indirizzo, con lo strumento per controllare l’acqua della tua città, e le condizioni di assistenza e installazione, che in un’azienda pesano più che in una casa.
Domande frequenti
Quale erogatore d’acqua scegliere per l’ufficio?
Dipende da come si concentra il consumo e da che acqua serve. Una colonnina da 100 litri/ora con osmosi inversa e carboni attivi eroga acqua a temperatura ambiente; una da 120 litri/ora aggiunge refrigerazione, gasazione e doppia erogazione. Se i colleghi oggi comprano bottigliette per averle fredde, la prima non risolverà il problema.
Quanto spazio occupa una colonnina da ufficio?
Entrambi i nostri modelli misurano 1403 mm di altezza, 407 di larghezza e 249 di profondità: circa 140 × 41 × 25 cm. È un ingombro da mobile stretto e alto, pensato per stare contro una parete in un’area break o in reception. Va prevista una presa a 220 V e l’allaccio alla rete idrica.
Serve ancora ordinare i boccioni?
No. Entrambe le colonnine si collegano direttamente alla rete idrica: non c’è nulla da ordinare, ricevere, stoccare o restituire. Restano la manutenzione periodica dei filtri e, se scegli la versione con frizzante, la sostituzione della bombola di anidride carbonica quando si esaurisce.
Quanto consuma di corrente un erogatore da ufficio?
Le schede di entrambe le colonnine dichiarano 180 W con alimentazione a 220 V. È il valore di assorbimento dichiarato: il consumo reale dipende da quante ore la macchina lavora effettivamente e, nella versione refrigerata, dal ciclo del gruppo frigorifero.
Che differenza c’è fra acqua osmotizzata e alcalina?
Sono due uscite diverse dello stesso impianto. L’osmotizzata esce dopo il processo a osmosi inversa, a pH 7. L’alcalina passa da uno stadio successivo in cui una pompa peristaltica inietta un concentrato di sali minerali che ne alza il pH a 9,3. È una caratteristica tecnica dell’impianto, non una promessa di benessere.
A cosa serve il lettore di card?
È un accessorio opzionale che identifica chi preleva. Serve negli spazi condivisi — coworking, stabili con più aziende, aree comuni — per attribuire i consumi. Non è necessario in un ufficio singolo.
Fonti
Schede tecniche Osmolife — Medical Service S.r.l., edizioni 2026: Osmo Office 2 (produzione 100 L/h; sistema di filtrazione osmosi inversa + carboni attivi; pH acqua osmotizzata 7; temperatura di erogazione ambiente; dimensioni H 1403 · L 407 · P 249 mm; consumo 180 W; alimentazione 220 V; pulsantiera digitale con volumi bicchiere 500 ml, 1 lt, tanica 5 lt); Osmolife Point Refresh (produzione 120 l/h osmotizzata e 120 l/h alcalina; concentrato idrossidi alcalini 1,3 lt interno; sistema di frigo-gasazione con profondità 500 mm; schermo LCD 13″; lettore elettronico scheda contactless opzionale; stesse dimensioni; 180 W; 220 V).
D.Lgs 18/2023 — attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano.
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