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Cromo nell’acqua del rubinetto: i nuovi limiti 2026 e come si rimuove
Dal 12 gennaio 2026 il valore di legge per il cromo totale nell’acqua potabile scende da 50 a 25 microgrammi per litro. Ecco cosa cambia davvero, la differenza tra cromo trivalente ed esavalente, i casi italiani noti e quali sistemi domestici lo trattengono.
In breve
- Dal 12 gennaio 2026 il limite del cromo totale nell’acqua potabile italiana scende da 50 a 25 µg/L (D.Lgs 18/2023, aggiornato dal correttivo D.Lgs 102/2025).
- Il cromo esiste in due forme: trivalente Cr(III), oligoelemento presente in tracce, e esavalente Cr(VI), classificato dallo IARC come cancerogeno di Gruppo 1.
- In Italia esistono aree con contaminazione documentata da cromo esavalente in falda: il SIN Brescia-Caffaro e il polo ex Solvay di Spinetta Marengo (fonte ARPA).
- Caraffe filtranti e carboni attivi non trattengono i metalli disciolti. L’osmosi inversa abbatte i cromati indicativamente del 90–97% (dato tecnico su membrana).
Il cromo è uno di quei parametri che quasi nessuno controlla in bolletta, eppure il 12 gennaio 2026 è cambiato in modo silenzioso e sostanziale: la soglia di legge si è dimezzata. È un buon momento per capire di cosa parliamo, senza allarmismi ma con i numeri giusti.

Qual è il limite del cromo nell’acqua potabile nel 2026?
Dal 12 gennaio 2026 il limite del cromo totale nell’acqua destinata al consumo umano è 25 microgrammi per litro (µg/L), la metà del precedente valore di 50 µg/L. Lo stabilisce il D.Lgs 18/2023, che recepisce la direttiva UE 2020/2184, con le modifiche del decreto correttivo D.Lgs 102/2025.
Fino all’11 gennaio 2026 restava valido il limite storico di 50 µg/L, in vigore dai tempi del D.Lgs 31/2001. Il nuovo valore vale per il cromo totale, cioè la somma di tutte le forme chimiche presenti nell’acqua, esavalente compreso.
Cromo nell’acqua potabile: limiti prima e dopo il 12 gennaio 2026
| Parametro | Limite fino all’11/01/2026 | Limite dal 12/01/2026 | Riferimento |
|---|---|---|---|
| Cromo totale | 50 µg/L | 25 µg/L | D.Lgs 18/2023 + D.Lgs 102/2025 |
| Cromo esavalente Cr(VI) — valore guida precauzionale | 10 µg/L | 10 µg/L | DM 14/11/2016 |
| PFAS totali (parametro correlato, stesso pacchetto normativo) | — | 0,50 µg/L | D.Lgs 18/2023 (operativo dal 12/01/2026) |
Il D.Lgs 102/2025 (in vigore dal 19 luglio 2025) conferma il calendario progressivo: dal 12 gennaio 2026 entrano in vigore i nuovi valori per cromo, clorito, clorato e la piena operatività del controllo PFAS. Fonte: Gazzetta Ufficiale, D.Lgs 19/06/2025 n. 102.
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Che differenza c’è tra cromo trivalente ed esavalente?
Il cromo trivalente Cr(III) è un oligoelemento presente naturalmente in tracce, poco reattivo e a basse dosi non considerato pericoloso. Il cromo esavalente Cr(VI) è tutt’altra cosa: è genotossico e la IARC lo classifica come cancerogeno certo per l’uomo (Gruppo 1). La forma chimica, non la sola quantità, fa la differenza.
La distinzione è cruciale perché il limite di legge misura il cromo totale: un valore entro i 25 µg/L non dice, da solo, quale forma prevalga. Il Cr(VI) è di origine soprattutto industriale (galvanica, concia, cromatura, produzione di pigmenti) e può raggiungere le falde acquifere per infiltrazione. Per questo motivo, dove è nota una fonte industriale, le autorità sanitarie competenti applicano il valore guida precauzionale specifico per l’esavalente (10 µg/L, DM 14/11/2016).
Nota tecnica. Il Cr(VI) è riconosciuto come cancerogeno di Gruppo 1 dallo IARC principalmente per esposizione da inalazione (ambito professionale). Per la via di ingestione le valutazioni tossicologiche sono più caute, ma il principio di precauzione ha guidato l’abbassamento progressivo dei limiti nell’acqua potabile. Questo articolo è informativo e non sostituisce le analisi ufficiali del gestore idrico.
Ci sono casi di cromo esavalente in falda in Italia?
Sì. Due situazioni sono ampiamente documentate dalle agenzie ambientali. Il SIN Brescia-Caffaro, dove il cromo esavalente è indicato da ARPA Lombardia come il principale contaminante della falda, con livelli molto elevati rilevati nel giugno 2024 e una contaminazione tuttora in corso. E il polo chimico ex Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria).
Nel sito di Spinetta Marengo la contaminazione da cromo esavalente in falda fu individuata da ARPA Piemonte nel 2008, poi affiancata dalla nota vicenda PFAS. Sono casi circoscritti a specifici bacini, non la fotografia dell’acqua di rubinetto italiana in generale: servono a spiegare perché la normativa si sia mossa verso limiti più severi.
Casi italiani documentati di cromo esavalente in falda
| Area | Origine | Stato | Fonte |
|---|---|---|---|
| SIN Brescia-Caffaro (BS) | Ex stabilimento chimico | Contaminazione in corso | ARPA Lombardia |
| Ex Solvay, Spinetta Marengo (AL) | Polo chimico (Cr VI + PFAS) | Cr(VI) in falda dal 2008 | ARPA Piemonte |
Fonte: attività di controllo ARPA Lombardia (SIN Brescia-Caffaro) e rilievi ARPA Piemonte sul sito ex Solvay di Spinetta Marengo.
Le caraffe filtranti tolgono il cromo dall’acqua?
No. Le caraffe e i filtri a carboni attivi sono progettati per migliorare sapore e odore trattenendo cloro e alcune sostanze organiche, ma non rimuovono in modo affidabile i metalli disciolti come il cromo, che restano in soluzione ionica. Per abbattere i metalli disciolti serve una barriera fisica a livello molecolare.
È la ragione tecnica per cui, quando l’obiettivo è ridurre i metalli, il riferimento cambia radicalmente: non basta un filtro a gravità, serve una membrana.
Come si rimuove il cromo dall’acqua di casa?
Il sistema domestico più efficace contro i metalli disciolti è l’osmosi inversa: l’acqua viene spinta attraverso una membrana semipermeabile che trattiene ioni e molecole più grandi delle molecole d’acqua. Sui cromati l’abbattimento indicato dalla letteratura tecnica è dell’ordine del 90–97%, con membrane TFC che raggiungono valori intorno al 97,7%.
Un depuratore ad osmosi inversa con alcalinizzazione (sacca sali, pH 9.3) lavora esattamente su questo principio: la membrana costituisce la barriera fisica verso i contaminanti disciolti, mentre lo stadio di alcalinizzazione riporta l’acqua a un pH misurato di 9.3 dopo il passaggio in membrana. Il pH 9.3 è una caratteristica tecnica verificata dell’acqua in uscita, non un parametro sanitario.
Sistemi di trattamento a confronto: efficacia sui metalli disciolti come il cromo
| Sistema | Meccanismo | Efficacia sul cromo disciolto |
|---|---|---|
| Caraffa filtrante | Carbone attivo a gravità | Non affidabile |
| Filtro a carboni attivi (sottolavello) | Adsorbimento | Non affidabile sui metalli |
| Osmosi inversa | Membrana semipermeabile | ~90–97% (dato tecnico) |
Le percentuali sono valori tecnici di abbattimento riportati dalla letteratura di settore sui cromati per osmosi inversa; l’efficacia reale dipende da membrana, pressione, temperatura e manutenzione dell’impianto.
Prima di intervenire, misura. Se vuoi sapere quanto cromo c’è nella tua acqua, il primo passo è consultare i dati del gestore idrico locale o richiedere un’analisi. Un trattamento ha senso a fronte di un dato: evita soluzioni “al buio”. Se abiti in un’area con contaminazione nota, fai riferimento alle indicazioni delle autorità sanitarie competenti.
Perché conviene un depuratore invece dell’acqua in bottiglia?
Sul piano economico il confronto è netto: una famiglia che smette di acquistare acqua in bottiglia può risparmiare indicativamente circa 600 euro l’anno. A questo si aggiunge l’eliminazione della plastica e del trasporto di casse pesanti. Un impianto domestico produce acqua trattata direttamente al rubinetto.
Sul fronte fiscale, l’installazione di sistemi di filtraggio dell’acqua può rientrare nel bonus acqua potabile (credito d’imposta), quando ricorrono le condizioni e i limiti di spesa previsti dalla normativa vigente: è una misura distinta e va verificata caso per caso presso i canali ufficiali. Made in Italy e certificazione VEGANOK completano il profilo del prodotto Osmolife.
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Domande frequenti sul cromo nell’acqua
Il cromo nell’acqua del rubinetto è pericoloso?
Dipende dalla forma e dalla concentrazione. Il cromo trivalente in tracce è un oligoelemento; il cromo esavalente Cr(VI) è classificato dalla IARC come cancerogeno di Gruppo 1. La legge fissa il limite sul cromo totale a 25 µg/L dal 12 gennaio 2026: entro quel valore l’acqua è considerata conforme dalle autorità sanitarie competenti.
Da quando è in vigore il limite di 25 µg/L?
Dal 12 gennaio 2026. Il valore è fissato dal D.Lgs 18/2023 (recepimento della direttiva UE 2020/2184) e confermato dal decreto correttivo D.Lgs 102/2025. Fino all’11 gennaio 2026 era in vigore il limite precedente di 50 µg/L.
Come faccio a sapere quanto cromo c’è nella mia acqua?
Puoi consultare i report di qualità pubblicati dal gestore idrico del tuo comune, oppure richiedere un’analisi di laboratorio su un campione del tuo rubinetto. È il passo che precede qualsiasi decisione su un eventuale sistema di trattamento.
L’osmosi inversa rimuove anche altri contaminanti oltre al cromo?
Sì. La membrana a osmosi inversa agisce come barriera fisica verso un’ampia gamma di sostanze disciolte, tra cui altri metalli e i composti trattati in approfondimenti dedicati come arsenico e PFAS. Le percentuali di abbattimento variano per sostanza e per impianto.
Il depuratore Osmolife alza il pH dell’acqua?
Il depuratore ad osmosi inversa Osmolife include uno stadio di alcalinizzazione (sacca sali) che porta l’acqua in uscita a un pH misurato di 9.3. È un dato tecnico verificato relativo alle caratteristiche dell’acqua prodotta, non un’indicazione di tipo sanitario.
Fonti e fact-check
- D.Lgs 23 febbraio 2023, n. 18 — recepimento direttiva UE 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano (GU 6 marzo 2023).
- D.Lgs 19 giugno 2025, n. 102 — decreto correttivo, in vigore dal 19 luglio 2025; calendario nuovi valori (cromo, clorito, clorato, PFAS) dal 12 gennaio 2026 (Gazzetta Ufficiale).
- IARC — Monographs, cromo esavalente Cr(VI) classificato in Gruppo 1 (cancerogeno per l’uomo).
- DM 14 novembre 2016 — valore guida precauzionale cromo esavalente 10 µg/L.
- ARPA Lombardia — SIN Brescia-Caffaro, cromo esavalente principale contaminante della falda (rilievi giugno 2024).
- ARPA Piemonte — sito ex Solvay Spinetta Marengo, cromo esavalente in falda individuato nel 2008.
- Letteratura tecnica di settore — abbattimento cromati per osmosi inversa nell’ordine del 90–97% (membrane TFC fino a ~97,7%).