Sono presenti sia nell’acqua del rubinetto sia in quella in bottiglia, ma è la bottiglia a contenerne spesso di più: ecco cosa dicono gli enti e come ridurle a casa.
Secondo l’OMS (2019), le microplastiche sono presenti sia nell’acqua del rubinetto sia in quella in bottiglia, ma le evidenze sui rischi per la salute restano limitate. L’acqua in bottiglia tende a contenerne di più, per il contatto con il contenitore in plastica. A livello domestico l’osmosi inversa, con membrane fino a 0,0001 micron, è il sistema più efficace per ridurle.
Le microplastiche nell’acqua sono minuscoli frammenti di plastica (sotto i 5 mm) presenti sia nell’acqua del rubinetto sia in quella in bottiglia. Diversi studi indicano che l’acqua in bottiglia ne contiene spesso di più di quella del rubinetto. Per ridurle a casa, la filtrazione a osmosi inversa è la tecnologia più efficace, perché la sua membrana trattiene particelle molto più piccole.
Cosa sono le microplastiche
Sono frammenti di plastica con dimensioni inferiori a 5 millimetri, che derivano dalla degradazione di oggetti più grandi o dal rilascio di materiali plastici. Sono ormai diffuse nell’ambiente — nell’aria, nel suolo, negli oceani — e si ritrovano anche nell’acqua destinata al consumo umano. Non sono visibili a occhio nudo.
Rubinetto o bottiglia: dove ce ne sono di più?
È controintuitivo, ma diverse ricerche internazionali hanno rilevato una maggiore presenza di microplastiche nell’acqua in bottiglia rispetto a quella di rubinetto. La spiegazione più probabile è il contatto prolungato con la plastica del contenitore e del tappo, soprattutto con il calore e i trasporti. L’acqua del rubinetto non è esente, ma il packaging in PET è una fonte aggiuntiva.
| Fonte di microplastiche | Come ridurla |
|---|---|
| Bottiglie e contenitori in PET | Ridurre l’acqua in bottiglia, preferire acqua trattata in casa |
| Tubature e rete idrica | Filtrazione al punto d’uso (osmosi inversa) |
| Bollitori e contenitori in plastica | Preferire vetro e acciaio |
Cosa dicono gli enti sanitari
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un rapporto dedicato, ha osservato che con le conoscenze attuali le microplastiche presenti nell’acqua potabile non sembrano rappresentare un rischio per la salute ai livelli rilevati, sottolineando però che i dati sono ancora limitati e che servono ulteriori ricerche. È un tema di attenzione e precauzione, non di allarme: la direzione indicata è ridurre l’inquinamento da plastica e l’esposizione evitabile.
Come ridurre le microplastiche nell’acqua di casa
- Osmosi inversa: la membrana ha pori molto più piccoli delle microplastiche, quindi le trattiene efficacemente insieme ad altri contaminanti.
- Meno bottiglie: trattare l’acqua del rubinetto riduce sia le microplastiche da PET sia i rifiuti plastici.
- Materiali giusti: conservare e bere l’acqua in vetro o acciaio, evitando la plastica con il caldo.
Trovi l’approccio completo ai contaminanti dell’acqua nella nostra guida ai contaminanti e ai limiti di legge.
| Sistema | Come agisce | Effetto sulle microplastiche |
|---|---|---|
| Bollitura | Riscalda l’acqua, non filtra | Nessuna rimozione diretta |
| Caraffa / carbone attivo | Riduce cloro, odori, alcune sostanze | Parziale (solo particelle più grandi) |
| Ultrafiltrazione | Membrana con pori intorno a 0,01 micron | Elevata |
| Osmosi inversa | Membrana con pori fino a 0,0001 micron | Molto elevata |
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Se vuoi entrare nel pratico, abbiamo scritto passo per passo come eliminare le microplastiche dall’acqua di casa e cosa dice il Ministero sull’osmosi inversa, la tecnologia che le trattiene davvero; quando vuoi capire su cosa orientarti, qui trovi come scegliere un depuratore d’acqua senza farti fregare.
Domande frequenti
L’acqua del rubinetto contiene microplastiche?
Sì. Secondo l’OMS (2019), le microplastiche sono state rilevate sia nell’acqua del rubinetto sia in quella in bottiglia in diversi Paesi. Le concentrazioni variano molto in base alla fonte e ai metodi di analisi, non ancora standardizzati. L’Organizzazione segnala che servono dati più solidi e metodi di misura uniformi.
L’acqua in bottiglia ha più microplastiche del rubinetto?
In genere sì. Le rassegne disponibili indicano che l’acqua in bottiglia tende a contenere più microplastiche di quella del rubinetto, anche per il rilascio dal contenitore in plastica e dal tappo. Le quantità restano molto variabili tra marchi e lotti, e i metodi di conteggio non sono ancora uniformi a livello internazionale.
Le microplastiche nell’acqua fanno male?
Le evidenze sono ancora limitate. Secondo l’OMS (2019), sulla base dei dati attuali le microplastiche presenti nell’acqua potabile non risultano associate a un rischio definito per la salute, ma le conoscenze sono incomplete. L’Organizzazione raccomanda di proseguire la ricerca e di ridurre l’inquinamento da plastica all’origine.
Come si riducono le microplastiche dall’acqua di casa?
A livello domestico i sistemi più efficaci sono quelli a membrana. L’osmosi inversa, con membrane fino a 0,0001 micron, e l’ultrafiltrazione, con pori intorno a 0,01 micron, trattengono anche le particelle più piccole. I filtri a carbone attivo agiscono soprattutto su cloro e odori e hanno un effetto solo parziale sulle microplastiche.
La bollitura elimina le microplastiche?
Da sola no. La bollitura non filtra le microplastiche e l’acqua bollita conserva le particelle eventualmente presenti. Alcuni studi recenti suggeriscono che nelle acque dure parte delle particelle più piccole possa restare intrappolata nel calcare, ma il dato è preliminare. Per rimuoverle servono sistemi di filtrazione a membrana.
La caraffa filtrante rimuove le microplastiche?
Solo in parte. Le caraffe a carbone attivo sono pensate per ridurre cloro, odori e alcune sostanze, non per trattenere in modo specifico le microplastiche. Possono fermare le particelle più grandi, ma non quelle micrometriche. Per un’azione mirata servono ultrafiltrazione o osmosi inversa a membrana.
L’osmosi inversa rimuove le microplastiche?
Sì, è il sistema domestico più efficace. La sua membrana, con pori fino a 0,0001 micron, è molto più piccola delle microplastiche (in genere oltre 1 micron) e ne trattiene la quota più ampia, insieme ad altri contaminanti come arsenico e nitrati. L’acqua filtrata va poi consumata in tempi ragionevoli.
Cosa dice la legge italiana sulle microplastiche nell’acqua?
La normativa di riferimento è il D.Lgs 18/2023, che recepisce la Direttiva UE 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano. Non fissa ancora un limite numerico specifico per le microplastiche: a livello europeo è prevista una metodologia di monitoraggio dedicata, con le microplastiche tra i parametri da tenere sotto osservazione.
- EFSA — Presence of microplastics and nanoplastics in food: parere sulla presenza di micro e nanoplastiche negli alimenti.
- OMS (WHO) – Microplastics in drinking-water (2019): presenza nel ciclo dell’acqua e rimozione nei trattamenti.
- ISS – ISSalute, Microplastiche: diffusione ed effetti sulla salute: definizione, esposizione e rischi.
- EUR-Lex – Direttiva (UE) 2020/2184: qualità delle acque destinate al consumo umano (recepita con il D.Lgs. 18/2023).
Le microplastiche le trattieni, non le speri via
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